In una frase, chi sei?
Cos’è per te la libertà? Ti ritieni libero?
Cosa vuoi? Cosa non vuoi? Senti nel tuo profondo di saltellare di gioia o c’è qualcosa che magari vorresti cambiare?
Hai paura di sbagliare? E questa paura cosa ti ha impedito di compiere? Cosa si frappone tra te e ciò che vuoi? O fra te e la scoperta di cosa vuoi? È peggio sbagliare o non provarci mai? Se impariamo dai nostri sbagli, perché abbiamo sempre paura di sbagliare?

Oggi voglio dedicarmi ad un viaggio diverso, forse uno dei più difficili che una persona può compiere: il cammino dentro se stesso. Sicuramente con un articolo è impossibile spiegare in modo universale tutto ciò che mi piacerebbe dire ma spero che in qualche modo, anche ad una sola persona, possa essere d’aiuto.
Mentre scrivo, anche io sto scoprendo parti di me stessa, sto camminando insieme a voi.
Parto con il dire che ogni giorno può essere una scoperta. Ogni evento positivo o negativo scoperchia una parte di noi che non conosciamo o con la quale ancora non abbiamo confidenza. Ogni novità o ogni costante costruisce parti di noi, quindi si, siamo in continua evoluzione.
È possibile conoscersi al 100%? Oserei dire di No. A gran voce però sottolineo che è proprio questo il bello ed è qui che si può trovare la chiave della libertà.
Sul vocabolario troviamo che la parola libertà è: condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, oppure condizione di chi è libero, cioè non soggetto all’autorità di qualcun altro e privo di costrizioni materiali o morali.
In filosofia libertà è la capacità del soggetto di agire o meno senza impedimenti esterni e di autodeterminarsi scegliendo autonomamente i fini ed i mezzi.
Esatto, capacità che va scoperta, conosciuta, allenata, sviluppata ed attuata. È un percorso quindi che richiede tempo, ognuno il suo.
E poi, di che impedimenti o costrizioni stiamo parlando? I primi impositori siamo noi stessi per noi stessi. Poi si, sicuramente vincoli e ostacoli possono arrivare dall’esterno, ma le prime scelte partono da noi. Abbiamo la possibilità di scegliere ogni secondo della nostra vita, in qualsiasi situazione, in qualsiasi tempo.
Se siamo noi i protagonisti della nostra vita, è proprio da quei vincoli e loop mentali che dobbiamo liberarci, per esercitare la nostra libertà, per spiccare il volo. Per poterlo fare però, è essenziale la conoscenza, e di chi? Proprio della nostra persona.
Per conoscerci credo che tre cose siano essenziali: la comprensione di quanto appena detto, l’ascolto, e il rapporto con se stessi e con gli altri.
Credo che ascoltarSi sia difficile, ogni tanto pure noioso e malinconico in quanto permette di accorgersi di ciò che non rende pienamente soddisfatti, di ciò che ci rende infelici ma è essenziale per accettare e operare un cambiamento, seppur ogni tanto con timore. Altrimenti si rischierebbe di rimanere immobilizzati rispetto alle nostre scelte di vita e si rischia di perdere il controllo del nostro cammino. È qui poi, che potrebbero subentrare insoddisfazione, frustrazione, paura che non porterebbero altro che a ansia, depressione, panico, paura eccessiva, immobilità. Le emozioni prima o poi fanno capolino, ci salutano, ci fanno scoprire della loro esistenza. E menomale che sia così! Altrimenti che palle sarebbe il mondo? Tutto ragionato, costruito, uguale e razionale?
Quanto è più bello il panorama dopo una scalata? Se non scali, sei limitato dalle montagne che ti trovi davanti, se fatichi, poi ti rifai gli occhi e respiri a pieni polmoni. Se non si è allenati, non si può pensare di scalare tutto d’un fiato giusto? Ma passo dopo passo con costanza. E in free climbing? No, altrimenti rischieremo di farci male. Ogni tanto una corda di sicurezza serve, e siamo noi a scegliere quella corda, in base all’allenamento, resistenza e risorse che in quel momento abbiamo. Possiamo vedere quella corda come una guida. L’unica cosa sicura è la meta: l’ascolto e la conoscenza di noi stessi. Il resto siamo noi a costruirlo e a scegliere il chi, con chi, cosa, come e quando.
Non ti sembra già di respirare meglio?
È qui che il nostro viaggio parte.
E Amen a quei momenti in cui ci ritroveremo malinconici, ora sappiamo esattamente dove vogliamo arrivare e seppur la vetta sia lontana sono sicura che dei panorami mozzafiato saremo in grado di vederli anche durante il percorso e di viverli a pieno, godendoci il momento e non pensando ad altro.
Questa potrebbe essere la chiave dell’ascolto e quello con se stessi è fondamentale per l’ascolto dell’altro. Non basta sentire con l’udito, è importante mettersi nei panni dell’altro e capire il suo punto di vista. Questa, invece, penso sia la chiave per i rapporti umani, quelli veri. Come puoi ascoltare l’altro ed essere empatico se tu stesso non sei ancora allenato ad ascoltare le tue emozioni? Non c’è persona che ci conosca meglio di quanto ci conosciamo noi. Quindi se noi non conosciamo noi stessi, non possiamo entrare in un contatto profondo con l’altro. E anche in questo caso, mica possiamo conoscere nel profondo tutti. Siamo noi a scegliere Chi, Come, dove e Quando. Less is more.
Come si può ascoltare se stessi?
Non c’è risposta giusta o sbagliata. Puoi essere tu a sceglierlo. Quello per cui sono abbastanza sicura è che il nostro corpo non mente mai e che in fondo, se non scappiamo, sappiamo esattamente cosa ci fa stare bene e cosa no. E se non lo sappiamo, va bene uguale, lo scopriremo vivendo. Un’altra cosa che personalmente mi ha aiutata è vivere esattamente le emozioni così per come vengono, senza necessariamente reprimerle o provare a bloccarle in quanto, soprattutto per quelle negative, il timore di attraversarle non fa altro che ampliarle 1000 volte.
Come dice Antonio Damasio, neuroscienziato, le emozioni provengono dal corpo mentre i sentimenti dalla nostra mente. Per entrare in ascolto di se stessi, quindi, è importante farlo nel momento presente, chiudendo gli occhi e presentando attenzione a quello che il nostro corpo ci vuole dire. Hai la mascella indolenzita? I muscoli del collo tirati? Sei rigido? Ti senti una pressione sul torace? Il tuo cuore batte forte? Respiri liberamente o senti il respiro un po’ appesantito? Hai mal di stomaco? Bruciore? E così via. Le emozioni infatti, attivano risposte fisiche che in un secondo momento, arrivano alla nostra mente delineando i sentimenti e potendo così dare un nome a ciò che sentiamo. Ed è proprio questo importante: dare un nome e dare ordine a ciò che stiamo sentendo in quell’esatto momento. Essenziale è l’ordine in quanto il caos non fa che mettere in allerta la nostra mente.
Una volta fatto ordine e dato un nome alla nostra emozione, accettiamo. Perdonare e riconoscere a se stessi il diritto di avere giornate, momenti e periodi in cui la serenità è messa a dura prova è già un gran passo per l’ascolto e comprensione di se stessi. Cosa fa stare spesso bene l’altro? La comprensione, l’ascolto, “io sono qui se ne hai bisogno”. Ecco dobbiamo comportarci con noi stessi nello stesso modo. A qualcuno verrà semplice, ad altri meno, ma come visto sopra è una capacità che può essere allenata.
Anche la creatività può essere d’aiuto (come scrive Boris Cyrulnik, neurologo): la musica, la poesia, lo scrivere, la danza, il disegno, l’arte in generale. Aiuta infatti, a approfondire se stessi e liberare ciò che siamo. Ecco perché spesso mi ritrovo qui a scrivere. Perché scrivendo, mi rendo più consapevole di quello che penso e che ho dentro, con in più l’aggiunta della speranza di essere d’aiuto anche solo ad una persona.
Camminare, come scrivo nel mio articolo ‘Via Francigena del Sud” pubblicato qualche settimana fa.
La meditazione anche guidata e comoda attraverso applicazioni: Petit BamBou o Serenity, soprattutto se si è alla prime armi. Questa pratica infatti è o comunque ti permette di raggiungere uno stato mentale in cui, semplicemente, si è. Utile quindi per familiarizzare con pensieri e stati d’animo, imparando a riconoscerli, definirli ed accettarli. Permette di fare esperienza e di allenare il proprio ascolto e la propria mente. Praticandola, si può sperimentare anche l’assenza di pensiero, essenziale per calmare.
Imparare a stare bene da soli. Va benissimo se a volte ci si sente impauriti, è proprio da qui che cominciano l’ascolto e la scoperta di se stessi. È proprio dalla vertigine che si impara la voglia di volare no?
Saper chiedere aiuto quando serve, senza timore di essere criticati e non giudicando se stessi. È una delle più nobili forme di coraggio e umiltà. Imparando ad accettare che nessuno è invincibile. Tutti prima o poi abbiamo bisogno di una mano, chi da qualcuno, chi da altri, ma se tutti lo avessimo fatto con umiltà in momenti opportuni, i rapporti sarebbero molto più costruttivi che distruttivi di quello che magari ogni tanto sono. Ovviamente senza generalizzare, ma è un’osservazione che mi è capitata di fare.
Prendersi cura di sé. Prenditi cura della tua pelle, dei tuoi capelli, delle tue mani, del tuo corpo. Allenati, sfogati. Mangia in modo salutare, e concediti gli sfizi che desideri. Guardati allo specchio e ripetiti quanto sei fottutamente bello/a e ti quando sei grato/a di essere TU.
Prendersi cura di se stessi fisicamente e mentalmente aiuta a prendersi cura anche di chi abbiamo vicino.
Ogni giorno è una grande opportunità. Sii grande! Sii Folle! Sii Te Stesso!
S.Littleword