Un itinerario, sfide, un bel contrattempo, un cambio programma, seduta a bordo di una Fiat 500.

Stacco dal mio turno in ospedale con le occhiaie, i capelli che non sanno dove stare, il pianto dei neonati che scandisce i secondi di una notte che sembra non finire.
Ma È l’Ora! L’agitazione è alle stelle: è arrivato finalmente il momento di partire. Le gambe fremono, il respiro accelera, il cuore vive. Morfeo lascia spazio ad un incredibile senso di veglia che nemmeno i sonni più profondi e ristoratori avrebbero potuto regalarmi.
Appendo la divisa in armadietto, mi rivesto, indosso le scarpe e porto lo zaino giallo sulle spalle. Questo contiene tutto ciò che mi sarebbe servito per 7 giorni di Road trip in Cilento a bordo di quella che sarebbe stata la macchina noleggiata a Salerno.
Arrivo in stazione a Rovereto, di li a poco sarebbe arrivato il treno. E questa si, è già una bella sfida. Qualcuno potrebbe dire:” Una sfida salire sul treno?” Ebbene sì, per una persona come me, che fino a poche settimane prima qualsiasi mezzo di trasporto la trasportava nel vortice del Panico, decisamente sí! Non entrerò nel dettaglio ma credetemi se vi dico che per un’ appassionata di viaggi, tutto ciò era estremamente frustrante.
Ma era arrivato il momento di riprendersi la vita in mano, quella vera e vissuta . Tutto era partito un bel po’ di mesi prima in realtà, quando decisi di intraprendere un percorso psicologico, ma il salire su quel veloce mezzo era per me la prova del nove, la teoria che passa alla pratica.
Sono seduta in attesa, in lontananza lo vedo arrivare, il rumore delle rotaie, l’annuncio vocale. Ho timore ma credetemi che la voglia di abbattere quel muro gigantesco nella mia testa è mille volte più forte delle svariate paranoie che la mia mente ogni tanto si diverte a costruire.
Trovo il posto, e viaaaaaaaaa si parteeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!
Un viaggio meraviglioso, la scoperta di una persona fragile e forte allo stesso tempo. La musica nelle orecchie e finalmente la ritrovata capacità di guardare il paesaggio scorrere respirando a pieni polmoni, godendomi ogni singolo minuto, quasi come se non volessi che finisse mai!
Questo è l’itinerario che ho in mano.

Ca**ooooooooooo la sentite anche voi questa voglia di scoprire?
L’idea è quella di arrivare in macchina da Salerno fino a Palinuro, e da lì, riportarmi verso Nord fino ad arrivare a Castellabate. Queste infatti sono le uniche mete sicure, quelle per cui qualche settimana prima ho prenotato dei bellissimi posti dove ristorarmi: Al Fico Secco a Palinuro e Residenza Tamara a Castellabate. Per il resto dei giorni, unico obiettivo: Scoperta. I luoghi circondati in rosso sono quelli che mi piacerebbe vivere.
Arrivo a Salerno, mi dirigo verso l’ufficio di Rentalcars, dove ad aspettarmi ci sarebbe stata la mia nuova amica di viaggio: questa piccola ma super comoda Fiat 500.
“Piacere di averti con me Scheggia!”.
E qui la seconda sfida nel giro di poche ore. Guido per 1 ora e 56 minuti su strade sconosciute e con tutte le sicurezze che sono sempre più dietro le mie spalle. Non vi nego che qualche sensazione strana nel petto l’ho sentita ma ad accogliermi ci sarebbe stato il mare, ci sarebbe stata la calma e questo mi ha reso così forte che non ho mai avuto la necessità di fermarmi a bordo strada, o nel primo parcheggio disponibile per quella fottuta mancanza d’aria che mi affliggeva solitamente anche solo con venti minuti di tragitto. Mi godo ogni singolo istante di quelle inaspettate e verdissime strade, con il finestrino abbassato e i capelli che volano con il vento.
Ecco spuntare quel Sorriso a cento denti. Ecco rispuntare, la felicità di sentirmi finalmente libera dalle catene che la mia testa ogni tanto mi impone. Ecco rifiorire Asja, padrona del suo tempo.
Per me il viaggio poteva anche finire così, con una me finalmente soddisfatta di se stessa.
Non sapevo però che ad attendermi, ci sarebbe stato qualcosa di ancora più forte.
Palinuro
Eccoci arrivati al primo giorno, davanti ai miei occhi Palinuro: promontorio roccioso, collocato al centro del Parco Nazionale del Cilento, proteso sul mare e incastonato nel verde delle colline circostanti, illuminato di notte dal secondo faro più alto d’Italia. Possiede spiagge ampie e sabbiose e mare cristallino ma anche baie accessibili solo via mare che sono dei veri e propri gioielli naturali con acque turchesi.

Assolutamente da vivere: Spiaggia del Buon Dormire, Spiaggia dell’Arco Naturale, Spiaggia Marinella, Spiaggia Ficocella, Spiaggia le Saline, Spiaggia del Mingrado e le Grotte, in particolar modo la Grotta Azzurra.

Ed è con questo calar del sole che il primo giorno vola come i gabbiani sono soliti svolazzare in cielo proprio a queste ore del tramonto.
Il Secondo giorno mi sento energica piú che mai, mi sveglio la mattina, pratico la mia sessione di yoga quotidiana seguita da quella di meditazione, e dopo un’ottima colazione sono pronta per sfrecciare a bordo della Scheggia in direzione –) Marina di Camerota.
Ma come Palinuro, personaggio della mitologia romana, nocchiero di Enea, fu costretto a cadere in mare, tradito dal Dio Sonno, mentre conduceva la flotta in Italia, sono tradita da uno scoglio mentre provo a scattare una fotografia da inviare alle mie persone del cuore. Distorco il ginocchio e prendo una bella botta sulla roccia appuntita dritta sulla rotula.
Ginocchio destro letteralmente bloccato. Massima flessione possibile: 10 gradi.
Come Palinuro si rifiutò coscienziosamente di lasciare il timone al Dio Sonno che fu costretto ad usare la magia, provo imperterrita a salire in macchina per proseguire la strada in direzione Marina di Camerota. Ma niente ragazzi, nemmeno stare seduta con il piede sull’acceleratore è possibile.
“Viaggio finito”
” È no, mo col cavolo che mi fermo o che torno indietro, desidero fare esattamente tutto così come ho programmato! Voglio vedere tutto ciò che sulla mappa ho circondato di rosso!”
“Impossibile!”
Le strade erano due: proseguire il viaggio con la rabbia nello stomaco e nei denti oppure accettare la situazione e capire che forse era proprio la vacanza nel pieno relax a fare si che io potessi viaggiare a 299792458 m/s.
Quale scelsi? Piano Piano la seconda.
Castellabate
È proprio qui che gli altri 3 giorni, di quello che doveva essere un Road trip, hanno luogo: nell’antico borgo arroccato ed immerso nel Parco Nazionale del Cilento, dichiarato nel 1998 Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.
E non poteva che cascare come un fagiolo, qui sembra di viaggiare nel tempo, qui la vita scorre ancora con ritmi lenti, qui lo stress quotidiano a cui purtroppo siamo abituati, sembra ancora non essere arrivato.
Mare e tramonti. Bagni e mozzarelle. Arrivederci cortisolo, benvenute endorfine.
Dopo corse infinite per i pianti dei neonati a lavoro, dopo sudate con i dispositivi di protezione nel reparto Covid, dopo fughe incostanti da me stessa, eccoci, finalmente sdraiate al sole: razionalità e irrazionalità a confronto, come due linee parallele che finalmente hanno deciso di stringersi la mano e conoscersi.
E con ancora la sensazione dei piedi immersi nelle acque salate con la sabbia che scorre sotto di essi e del tepore degli ultimi raggi di sole, mi addormento prima del viaggio di ritorno.
Non vi scriverò in questo caso cosa potreste vedere, vi dico semplicemente:”Andate, seguite il flusso, siate acqua e non riccia, l’evoluzione arriva se ci credete, ma a passo lento. Ed è proprio questo il Bello! Assaporate tutto, vivete tutto, con la consapevolezza che il viaggio vive dentro di voi ogni giorno, in barba ai 3000 impegni, in barba ai contrattempi, in barba agli ostacoli, basta semplicemente ascoltarlo!”
Migliaia di anni di evoluzione, tecnologia e progresso e alla fine il tramonto resta la cosa più bella di tutte.
G.Gotto