Assurda la vita delle volte.
Assurdo quanto tutto possa cambiare da un giorno all’altro.
Assurde le sfide che, in un modo o nell’altro, ti trovi ad affrontare.
Tu, che puoi rimproverarti tutto, tranne che di non esserti fatta visitare lí sotto. Tu che hai sempre chiesto ai professionisti il perché di quel dolore, ma la risposta è sempre stata:” Tranquilla signorina, è semplicemente perchè lei ha l’utero retroverso!”. Tu che hai sempre domandato:” Ma tutte queste mestruazioni, così abbondanti e lunghe sono normali? Tutta questa mia stanchezza è fisiologica?” E la risposta anche in questo caso è sempre stata:” Certo signorina, questa è semplicemente la sua genetica, basta fare una cura di ferro!”.
E così, anche io semplicemente ho imparato a conviverci pensando che fosse tutta una questione mentale la mia. Perché si sai, ho sempre avuto la necessità e la voglia di mettermi in discussione io, per prima, sempre.
Poi arriva un giorno, in cui in piena estate, non stai poi così bene, i dolori sono fortissimi, ti sembra quasi di svenire, di non respirare per il male che senti in tutto l’addome. Vai in pronto soccorso e una piccola cisti ovarica ha deciso di sanguinare poco poco, quindi rimandata a casa con l’accortezza di tornare in ospedale nel caso in cui il dolore fosse tornato, fosse peggiorato, perché i rischi erano tanti e tutti prevedevano un intervento in urgenza. Quei dolori per fortuna piano piano vanno a lenirsi ma a due mesi di distanza arriva il giorno in cui è necessaria una visita di controllo, per capire cosa effettivamente avesse sanguinato. Ecco, li, arriva finalmente la diagnosi.
Dico finalmente perché ci sono voluti ben dieci anni per sentirmi dire quello che già da una vita conoscevo: dentro di me ospitavo una straordinaria compagna, l’endometriosi.
È straordinaria si, perché in silenzio c’è sempre stata. Ecco, quello che normalmente vorresti avere solo dalle persone a cui vuoi bene e da te stesso, scopri che la tua fortuna è di avere anche una patologia cronica con te, che non ti lascerà mai.
Quindi sei pronta, perché già lo sapevi di ospitare un qualcosa dentro di te.
Ma anche qui, hai un’altra fortuna. Quella che per te, poteva “semplicemente” essere una compagna di vita, è un qualcosa di un po’ più grande. Non è, infatti, ad uno stato lieve o moderato. È al terzo/quarto stadio, forse più quarto che terzo. Ha deciso, infatti, di avvicinarsi ed appoggiarsi alle ovaie, alle tube, a tutto il corpo dell’utero, tra l’utero e l’intestino e sull’intestino stesso, tra retto e sigma. E i reni? E gli ureteri? Sembra di no…ma è un’ecografia di secondo livello che devi aspettare. È con quest’ecografia che si deciderà se intervenire chirurgicamente o meno.
E nel frattempo? Vuoi aspettare? Ovviamente no, prenderai una pillolina tutti i giorni che chissà quali cambiamenti comporterà in te. Magari starai semplicemente meglio, magari qualche effetto collaterale l’avrai, magari non la tollererai, ma la terapia si può sempre cambiare. Magari, magari, magari.
Quello che è sicuro è che tutto deve essere messo a riposo. Ma a riposo serio. A questo non c’è alternativa. Niente ciclo mestruale. Per quanto? Chi lo sa.
Bè figo! Così posso andare al mare senza pensare a quando saranno i giorni x! Vero. Questo è un lato positivo, ma da donna è e sarà strano e soprattutto, e qui non entrerò nel dettaglio, cambierà più aspetti della mia vita.
Per come ho scritto, penso si intuisca quanto io possa essere arrabbiata.
Ma non c’è solo rabbia. C’è tantissimo altro.
C’è che ho scoperto di amarmi infinitamente. C’è che ho scoperto di avere una forza che non sapevo di avere, c’è che mi sono sentita fortunatissima per avere degli amici che non mi hanno mai fatta sentire sola e una famiglia che mi appoggia e comprende.
Ecco perché ad oggi, a due giorni da una diagnosi più certa, dico che questa compagna mi sta facendo sentire incredibilmente fortunata.
Io che nell’incertezza non ci sapevo stare, ho scoperto di saperci navigare per bene. Io che negli ambienti ospedalieri volevo solo lavorare, ho scoperto di saperli gestire anche da paziente. Io che nelle imposizioni mi sono sempre sentita in gabbia, ho capito di poter scegliere anche in situazioni che apparentemente scelta non la hanno. Io che in determinati momenti di vita mi sono sentita sola, qui, ora, mi sento viva più che mai, perchè mi sento cresciuta, perché mi sento evoluta, perchè mi sento di aver costruito rapporti veri e sinceri, perché sento di avere costruito legami basati sul vero affetto. Perché sento di stare bene in compagnia di me stessa.
Se scrivessi quante cose sono cambiate attorno a me negli ultimi mesi, tutto renderebbe ancora più l’idea di quanto questa diagnosi sia arrivata in un momento in cui preferivo, magari, godermi i miei cambiamenti in modo più sereno.
Ma sono altrettanto sicura, che se è arrivata ora, è perché la vita sa che, in questo momento, la mia volontà di superare e godermi le sfide supera di gran lunga le mie paure.
Sono altrettanto certa, che la stessa Vita mi stia mostrando le mie fortune e potenzialità.
Sono ancora più sicura del fatto che mi stia indicando la via, quella giusta per me, lasciandomi libera di scegliere, semplicemente posizionando dei cartelli stradali.
Con questo non voglio dire che i giorni bui non ci saranno, anche oggi non è stato un giorno facile. Sono però consapevole del fatto che anche nelle mie emozioni, che definiremo negative (ma che negative non sono), ci so stare. Questo è ciò su cui voglio fare leva con questo articolo.
Ogni emozione, ogni evento, ogni cambiamento, ogni momento, viviamocelo, nel meglio delle nostre possibilità. Non possiamo fare sempre il cento percento, però possiamo dare il massimo della percentuale per noi, in un determinato tempo. E va bene così. Non siamo macchine da guerra.
Siamo fuoco che vuole ardere.
Siamo acqua che vuole irrompere.
Siamo terra che vuole piantare radici.
Siamo aria che vuole viaggiare.